NAPOLI – Romelu ha scherzato con il potere ma in campo continua a fare sul serio. Tre gol al Mondiale per Big Rom da subentrato, con tre tiri nello specchio e sei complessivi contro Nuova Zelanda, Senegal e Stati Uniti; una rete ogni 66,67 minuti, per un totale di 200 minuti collezionati in cinque partite. E ancora: un autogol indotto con un movimento da centravanti puro all’esordio con l’Egitto, più un assist a Saelemaekers nel 5-1 ai neozelandesi. Titolare una volta, contro l’Iran, e poi sempre dentro a partita in corso. Un cambio da record: ha eguagliato il primato di Marc Wilmots nel 2002 segnando in tre partite di fila al Mondiale con il Belgio e poi, quanto a reti firmate da subentrato, s’è piazzato alle spalle di Roger Milla, mitico vecchio leone del Camerun che a Italia ’90 fu capace di segnarne quattro. Per concludere: ha consolidato la leadership di miglior cannoniere di tutti i tempi della storia della nazionale, 93 gol in 131 presenze dal 2010. Questa storia andava raccontata innanzitutto così, partendo dai numeri. Dai fatti che danno spessore alle parole e aumentano l’interesse intorno al futuro di un attaccante dato forse troppo presto per finito. E quando si scrive futuro, ovviamente, si legge soprattutto Napoli.
La Trump dance di Rom
Ma qui non c’è soltanto la cronaca della rinascita di un calciatore, ma anche la rivincita del calcio. La pelota no se mancha, il pallone non si macchia, non si sporca, disse Maradona il 10 novembre 2001 alla Bombonera, sublimando il suo amore purissimo per il gioco nel giorno dell’addio. E il Belgio l’ha pulito e lucidato dopo il caso Balogun, uno scandalo scoppiato dopo la decisione di Infantino e della Fifa su cortese invito di Donald Trump. Beh, è finita così: Romelu ha segnato al 93’ inchiodando il 4-1 e poi ha festeggiato con la Trump dance. Ha ballato sul mondo e sul Mondiale seguito dalla squadra e dal popolo. Video dagli spogliatoi, risate, i social invasi, sfottò presidenziali, beffe e sberleffi: un trionfo, una nemesi. Big Rom, grande romanzo. Romelu alla Diego, il nemico dei poteri troppo forti e delle storie poco chiare.
Lukaku decisivo
E così, quarti di finale: più o meno un anno fa, dopo il gravissimo infortunio al retto femorale sinistro, Lukaku non avrebbe immaginato un epilogo del genere. E forse neanche dopo il suo rientro, complicato in genere e anche di più dopo le tensioni vissute con il Napoli. Diciamola bene, però: non ha mai smesso di sognare e ci ha provato. Il Belgio ha creduto in lui e alla fine ce l’ha fatta, ripagando la fiducia a suon di gol e giocate. È tornato decisivo. Affamato, feroce, letale di sinistro e anche di destro, il piede debole con cui ha servito il poker in faccia agli Stati Uniti in casa. A Seattle. Città che evidentemente gli porta fortuna: due partite, due gol. E ora, dicevamo, un altro step. E poi si vedrà: il suo ingaggio pesa un quintale, il Napoli deve sfoltire ma Allegri lo vuole guardare. Vuole capire e studiare cosa potrebbe accadere con Romelu al fianco di Hojlund in rosa. L’estate è ancora lunga, troppo, e lui è tornato un uomo mercato. Meglio ballarci su.
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