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Inter, la Champions non è la Serie A: per Chivu sei sconfitte nelle ultime sette partite


L’analisi deve partire dai numeri. Con Simone Inzaghi un’Inter che prima del suo arrivo in Champions League non superava neanche la fase a gironi, ha giocato 44 partite nella massima competizione europea, perdendone 9, due delle quali in finale contro Manchester City e Paris Saint-Germain. Con Cristian Chivu un’Inter reduce da due finali di Champions giocate in tre anni ha disputato 11 partite nella massima competizione continentale perdendone 6. Restringendo il campo, con il ko di Madrid, le sconfitte sono 6 nelle ultime 7 giocate con una media di 2 gol presi a partita. Ridurre tutto agli errori sui due gol presi oppure al fatto che la Champions sia “bastarda” (Chivu dixit) risulta piuttosto riduttivo, considerato che il Real, in una gara in cui il possesso palla è stato dominato dall’Inter, ha avuto almeno sei occasioni gigantesche e, senza le parate proprio del contestatissimo Martinez, il match poteva chiudersi con un 6-3 tennistico. In Europa il calcio di Chivu non sta dando i risultati sperati e il fatto che antipasto della sfida al Santiago Bernabéu sia stato il match con il Napoli rende bene l’idea del cortocircuito in atto. In campionato il gioco, oggettivamente divertente, dell’Inter riesce a produrre gol e occasioni in serie, tanto da rendere possibile anche una rimonta dallo 0-2 su una tra le più accreditate rivali per lo scudetto.

Inter, il bilancio in Europa è negativo

In Europa la forbice si allarga perché le big difendono meglio e attaccano meglio. L’Inter – il che è un merito – prova comunque a essere dominante ma il bilancio tra gol fatti e subiti è sempre in negativo. Il fatto che Chivu abbia invitato il club a pescare dalla Premier sul mercato può essere un’idea per colmare in parte il gap, soprattutto se a questo si unirà un ripensamento nella gestione della fase difensiva. Martedì il Real privo di tre centrocampisti, tra cui Arda Guler faro della squadra, aveva il solo Mbappé esentato da compiti difensivi. Nell’Inter del Triplete e Chivu lo sa bene, Samuel Eto’o rincorreva gli avversari come un terzino, mentre in questa Inter tutti si sentono palleggiatori e in pochi sembrano essere consapevoli dei rischi che una simile attitudine può comportare. L’Inter inzaghiana, da cui Chivu ha ereditato il 3-5-2, sapeva palleggiare ma pure chiudersi a riccio per ripartire e aveva un’attenzione massima nelle marcature preventive. Va ribadito – e il double nell’ultima stagione sta a dimostrarlo – che il calcio di Chivu brilla per efficacia in Italia dove – non si fa peccato a sottolinearlo – trae linfa da una marcata differenza di qualità nei singoli rispetto agli avversari.

In Champions – e non è una questione di scontri diretti, considerato che il Bodo-Glimt non fa certo parte dell’aristocrazia europea – la musica cambia e, con essa, pure lo spartito dovrebbe adeguarsi. L’Inter – come sottolineato – incassa troppi gol e ne segna pochi. Il problema sta diventando una costante, a fronte di un gioco espresso rimasto sempre godibile pure nelle sconfitte. Però – e Chivu è il primo a saperlo – nel calcio conta soprattutto il risultato che compare sul tabellone.

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Fonte: http://www.tuttosport.com/rss/calcio/serie-a

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