Chissà come avrà guadagnato il suo soprannome Jonathan David, perché dell’Iceman che doveva trasformare con freddezza i sogni della Juve in realtà non c’è traccia, l’unica cosa che è rimasta è la pozzanghera d’acqua dei suoi piedi sciolti dall’ansia sul dischetto del rigore tirato con un misto di paura e supponenza, perché forse la tecnica per fare lo scavetto neanche ce l’hai. L’arroganza poi di chiederlo, per calciarlo in quella maniera, ancora ci si chiede da dove arrivi, forse dallo stipendio principesco che Comolli gli ha garantito per portarlo a Torino, con le stimmate del sostituto di Vlahovic. A tutto questo minestrone di presunzione si aggiunge quella di Cambiaso, che dopo un primo tempo di alto livello rovina tutto per l’ennesimo passaggio a vuoto mentale di un giocatore che ha tecnica da esterno mondiale ma non ha la testa da giocatore neanche della Juventus, mettendo i suoi compagni in grandissima difficoltà.
Il risultato è una partita che Spalletti pareggia con i suoi uomini, quel McKennie che segna e quell’Yildiz che illumina – capocannoniere bianconero, che il tecnico faccia capire che è assurdo anche solo avvicinarsi per chiedergli il penalty, piuttosto gli si diano anche le punizioni – e che non vince per un tiro in curva dell’altro capolavoro di Comolli sul mercato, quell’Openda strapagato 45 milioni per non prendere Kolo Muani tutta un’estate. Ah, McKennie e Yildiz sono anche i due che non hanno ancora il contratto rinnovato, per mettere il parmigiano sugli spaghetti alle vongole finora cucinate dall’ad bianconero prima che Chiellini potesse iniziare a contare qualcosa.
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