Seguendo la diretta – giustamente esterna alla funzione – del funerale di Baresi e ascoltando il coro dei tifosi “Un capitano/c’è solo un capitano”, ho pensato a quanto sarebbe bello se il ricordo di Franco e la sua grandezza non venissero confinati dentro un premio, un’amichevole, un torneo di prestigio, una curva dedicata; insomma, se la sua inimitabilità continuasse a vivere nel cuore di chi l’ha amato e ammirato quando giocava.
Baresi non ha bisogno di celebrazioni di facciata e di luce: non gli piacevano né le une, né l’altra. Aveva realizzato il suo sogno: diventare un calciatore ed è andato addirittura oltre, rendendosi campione e modello di comportamento.
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