INVIATO A HONG KONG – A pochi passi dal Kai Tak Stadium, nel limitrofo ma altrettanto moderno campo di allenamento, Luciano Spalletti osserva con attenzione la sua Juventus prendere forma. Anche se ci vorrà ancora un po’ di tempo per vedere all’opera Kolo Muani e Alajbegovic: ieri, nel clima umido e afoso di Hong Kong in questo periodo dell’anno, i due ultimi colpi di mercato dei bianconeri hanno svolto soltanto corsa e palestra. Difficile, dunque, immaginarli in campo oggi, quando in Italia saranno le ore 13.30 (in tv su Sky Sport e Dazn, in streaming in chiaro su Juventus.com), nella sfida contro il Chelsea, molto attesa da queste parti.
Capitolo Yildiz
Come molto atteso, ovviamente, è Kenan Yildiz: c’era curiosità perché finora, tra rientro dal Mondiale e problema al ginocchio da smaltire, non si era ancora visto in azione nelle tre uscite precedenti. Stavolta un po’ di speranza c’è, perché il gioiello turco ha svolto interamente la seduta di allenamento, fino in fondo, anche con le prove di tiro da fuori finali ed è stato uno degli ultimi a lasciare l’impianto, dopo la solita corsa ad accontentare fino all’ultimo tifoso a caccia di selfie e autografi. Un segnale di speranza: Yildiz ha lavorato senza fasciature attorno al ginocchio e ha cercato anche di alzare i giri del motore, durante le varie partitelle a campo ridotto: certo, non può essere ancora al meglio della condizione e si è visto che è un po’ imballato, ma un paio di sgasate delle sue si sono comunque potute ammirare in allenamento. La prudenza porta a pensare che, se verrà impiegato, Yildiz possa ritagliarsi giusto qualche minuto con il Chelsea, per poi provare ad alzare l’asticella. Lo stesso Spalletti non si è sbilanciato più di tanto in conferenza, specialmente riguardo il suo impiego al Kai Tak Stadium. Ma è parso comunque ottimista in generale sulla progressiva ripresa del numero 10 bianconero secondo il piano di recupero programmato: «Siamo molto contenti di Kenan. Se giocherà lo valuteremo durante la partita: cerchiamo di farlo essere a disposizione. Però quello che è il suo recupero è come ce lo aspettavamo: la parte medica ha fatto un buon lavoro».
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