Per Aleksandar Stankovic le porte della Pinetina non sono aperte, ma spalancate. A certificarlo l’endorsement di Cristian Chivu: «Sono il suo primo tifoso assieme al padre e alla famiglia. Lo conosco fin da piccolo, ho avuto la fortuna di allenarlo e trasmettergli certi valori. Ha intrapreso questo percorso, tagliando il cordone ombelicale con l’Inter, prima in Svizzera poi in Belgio. Lo guardiamo con interesse perché è un prodotto del nostro settore giovanile, è nato con i colori nerazzurri nel sangue e mi fa piacere vederlo ad altissimi livelli, che abbia prestazioni che consentano al nostro scouting di guardarlo con molta attenzione». L’allenatore, oltre a elogiare il suo ex allievo, ha svelato un piccolo segreto, legato al fatto che gli uomini di Ausilio siano focalizzati nell’osservare quanto il ragazzo sta combinando di buono al Bruges. Vero è che la “recompra” presenta costi molto alti (23 milioni, da cui vanno però detratti i 10 pagati dai belgi per il cartellino) ma è difficile trovare un centrocampista tanto forte a quelle cifre.
Calhanoglu in uscita?
Certo, forse sarebbe stato meglio tenerlo, ma sicuramente Stankovic all’Inter non avrebbe avuto quello scatto di crescita dovuto alle 30 partite già disputate con un club che gli permette di giocare sempre titolare, pure in Champions. Il discorso legato a Stankovic è solo in apparenza futuribile, considerato che dalla Turchia sono tornati a soffiare forti i venti che preannunciano un assalto estivo del Galatasaray per Hakan Calhanoglu: un’estate fa il budget era stato quasi esclusivamente preservato per acquistare Victor Osimhen, mentre nel 2026 – quando il regista avrà un solo anno di contratto con l’Inter – potrebbe essere reciproco l’interesse dei club nel chiudere l’operazione. I nerazzurri, valutando il cartellino una quindicina di milioni, finanzierebbero la “recompra” di Stankovic ed eviterebbero di porsi il problema di rinnovare il contratto a Calhanoglu (cosa che sarebbe inevitabile per non perderlo poi a zero); il Galatasaray dal canto suo potrebbe riportare a casa un giocatore che è un’icona a quelle latitudini.
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