“Berardi è tutto”
Ritenterete lo stesso iter per partecipare alla Serie C con un ipotetico Sassuolo B? «Ci riproveremo, purché non si vada troppo per le lunghe. Ma il tema è più ampio: poche realtà in Italia investono sul settore giovanile. In pochi ci credono. Io piuttosto rinuncio a qualcosa per la prima squadra pur di dare più budget al vivaio. E poi le strutture. In Italia, però, manca meritocrazia: club come il nostro andrebbero premiati o incentivati per i giovani che riescono a valorizzare anno dopo anno».
Nei fatti cosa bisogna cambiare per aiutare club simili al vostro? «Anche le nuove normative non ci aiutano: non è possibile che un ragazzo che entra nella scuola calcio a 6 anni poi a 14 se ne possa andare in un altro club senza che chi perde il giocatore non riceva un indennizzo. In alcuni casi sono normative europee. Si fa poco per migliorare il prodotto. Noi dirigenti dobbiamo avere una visione più globale. Non possiamo più pensare al nostro orticello. Senza questo approccio, resterà tutto fermo».
Siamo ormai nel 2026, il Mondiale è alle porte. Ci andremo? «Me lo auguro di cuore, ma non è facile, in Europa il livello si è alzato tanto anche in federazioni “minori”».
L’eventuale mancato approdo al Mondiale ritiene che debba spingere Gravina a fare un passo indietro? «Non penso che Gravina sia il problema del nostro calcio. Per me non è un tema legato ai vertici, ora non ci dobbiamo nemmeno pensare. Ora dobbiamo andare al Mondiale, punto. Abbiamo vinto gli Europei anche grazie ad un giocatore del Sassuolo».
Già, Domenico Berardi. Cosa rappresenta per lei? «Domenico è tutto. È un simbolo, un campione, una bandiera. Dobbiamo solo dirgli grazie. Qui sta bene, proprio come me: sono 13 anni che sono al Sassuolo, ma questa è la mia grande società. Non ho bisogno di una big, qui ho già tutto. Ce lo teniamo stretto, anche in Serie B è stato determinante».
Come ha fatto a trattenerlo nel momento in cui si era deciso ad andare? «La Juve due anni fa ci ha provato, lui ci sarebbe andato. Ma la Juve non diede il valore giusto al giocatore, per cui è stato semplice trattenerlo».
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