Udine, continuità e futuro nel segno di Atta. Tra voci di mercato e prospettive di crescita, il centrocampista bianconero spegne sul nascere le indiscrezioni su un possibile addio e ribadisce il suo legame con l’Udinese. Nessuna partenza a gennaio, ma la volontà di crescere ancora in Friuli, conquistare definitivamente il pubblico del Bluenergy Stadium e lasciare il segno anche in Serie A. Dalle differenze tra il calcio italiano e quello francese ai sogni personali, passando per il rapporto speciale con i tifosi e il suo idol: Atta si è raccontato a Il Messagero Veneto, dopo aver ricevuto il premio “Zebretta d’oro 2025”, il premio dei tifosi appartenenti all’Associazione Udinese Club.
Atta resta all’Udinese
“A gennaio non mi muoverò da qui. È una promessa” – ha subito precisato Atta, tranquillizzando tutti i suoi supporters. Poi ha aggiunto: “È un onore, voglio ringraziare i nostri tifosi e realizzare per loro finalmente un gol in casa in campionato. Finora ci sono riuscito solo in Coppa Italia, i gol in Serie A li ho fatti tutti in trasferta”. Sul rapporto con i tifosi bianconeri: “Come mai ho subito rubato il cuore dei tifosi? Effettivamente mi sono domandato perché proprio io, visto che ci ci sono tanti giocatori di qualità qui all’Udinese. Evidentemente il mio modo di stare in campo piace e per questo devo solo ringraziarli. Come è Atta calciatore? Uno che dà sempre il massimo. Quando si gioca a calcio bisogna fare questo. E io sono così e continuerò a farlo. Anche perché questa è una grande passione. Ho sempre desiderato essere un professionista e ora me la godo”.
La differenza tra Serie A e Ligue 1
Poi il centrocampista friulano ha svelato qualcosa sul suo arrivo a Udine nel 2024: “Il club lo conoscevo perché da più di trent’anni è in A. La trattativa? Sono arrivato qui nell’ultimo giorno di mercato: è stato tutto molto veloce, ma non potevo dire di no a un club di A che ha tradizione e che è abituato a lanciare i giovani”. Sulle differenze tra il calcio italiano e francese: “Là ci sono più spazi di gioco. Qui tutte le squadre difendono assieme. Il calcio italiano è più difficile. In Francia è più facile attaccare una difesa che fa blocco in sette, mentre qui sono undici”.
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