Stadio di proprietà: adesso o mai più. E non è un semplice modo di dire, se si considera il percorso ufficiale, istituzionale, disegnato a suo tempo dalla giunta Lo Russo per lo stadio del Toro. Era lo scorso febbraio quando veniva approvata una delibera ad hoc per la possibile messa in vendita dell’impianto nel corso del 2026, se non già a fine 2025. Poi, a maggio, il sindaco annunciò: «L’Agenzia delle Entrate mi ha appena comunicato che non verrà rinnovata l’ipoteca da 38 milioni pendente sullo stadio Olimpico Grande Torino dal 2005: dal prossimo 2 luglio l’impianto sarà libero». Libero di essere messo in vendita dalla Città e acquistato da un privato, cioè, naturalmente seguendo un iter burocratico-giuridico complesso e non certo rapido, come ben si sa in Italia quando si parla di stadi. Un iter, in ogni caso, con il Torino primo destinatario potenziale, ovviamente, dato l’uso dell’impianto destinato al calcio. Cairo all’ultimo stadio nel 2026, allora? In un certo senso sì, se davvero vorrà acquistare l’impianto Grande Torino da presidente granata, per dotare il club di uno stadio di proprietà, finalmente.
Le parole di Cairo
Era agosto quando il presidente diceva: «L’obiettivo di prendere lo stadio è legato allo sviluppo delle strutture e non ci sono secondi fini legati a una vendita del Torino. A proposito delle condizioni, me ne aspetto di simili a quelle avute a suo tempo dalla Juventus». Poi, a settembre: «Mi sto informando per comprare lo stadio. Ora che il Comune ha ottenuto che l’ipoteca sull’Olimpico Grande Torino non venisse più inscritta, c’è effettivamente questa possibilità. Ne parlerò con il sindaco il prima possibile, sicuramente in tempi veloci. È una cosa che mi piacerebbe fare. Sicuramente lo stadio di proprietà è un’opportunità che va perseguita». A ottobre, un mese dopo, tornò a parlare dei destini del club, che ovviamente si potranno intrecciare con l’affare stadio: «Sì, confermo che ho dato la mia disponibilità a vendere il Toro, ma non ci sono trattative in corso perché offerte non ce ne sono». A novembre: «Sto pensando allo stadio di proprietà e sto valutando il progetto insieme al sindaco di Torino. Spero che sia possibile» (con riferimento sempre alle condizioni economiche).
“Stiamo lavorando per lo stadio”
E lo stesso sindaco, di recente, poco prima di Natale: «Stiamo lavorando per dare al Torino uno stadio di proprietà. Sì, l’obiettivo è creare le condizioni perché lo stadio diventi di proprietà dei granata. Stiamo lavorando per rafforzare la presenza del club granata all’interno dello stadio Olimpico Grande Torino». L’advisor Praxi, ufficialmente incaricato dal Comune nei mesi scorsi, è tenuto a stendere una perizia sia per individuare il valore attuale dello stadio (base di partenza per la possibile vendita) sia per indicare l’eventuale futuro nuovo canone di locazione, nel caso in cui l’impianto non venisse ceduto, ma nuovamente affittato come è sempre stato in questi lustri (per 500 mila euro a stagione, come da canone annuale per il Torino). La perizia era attesa per l’autunno, ma risulta che non sia stata ancora ufficialmente consegnata alla Giunta, tanto che non è stata ancora diffusa pubblicamente dai vertici della Città. Tra politici in Comune si parla di ritardi non preventivati, per la complessità della questione. Il succo è che in ogni caso i tempi si sono dilatati. Il valore del possibile prezzo di partenza dello stadio emergerà dalla perizia ufficiale dell’advisor Praxi e sarà l’indicazione fondamentale per le trattative e/o una messa all’asta nel corso dei prossimi mesi, in particolare pensando agli sviluppi possibili in primavera.
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