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Tutti su Palestra, cinque big straniere e due italiane: gli scenari futuri


Il agazzino, Diavolo o meno, non si spaventa. Estupinan lo cerca e non lo trova. Marco Palestra, le sirene che non ti aspetti con l’Atalanta che tiene tutti sulla corda. L’esterno, ma in tanti lo vorrebbero come quinto e da interno, del Cagliari mette l’autografo anche contro il Milan di Max Allegri. Il difensore venezuelano fa strillare il tecnico livornese dopo due minuti: Palestra palla al piede si ritrova un’autostrada davanti con Maignan al casello. Ma il tiro, in perfetta solitudine, è sbilenco. Estupinan tira un sospiro, Allegri pure. Nonostante la pretattica di Mazzoniana memoria messa a terra alla vigilia dall’allenatore toscano, i rossoblù giocano la partita perfetta per un tempo. Poi quattro minuti nella ripresa e Leao la sblocca. Palestra indica la rimonta. Il numero 2 di Buccinasco non molla. Incrocia anche Modric. Il Pallone d’oro lo aspetta, il difensore classe 2005 insiste. Ma la storia dice altro: il centrocampista croato finta, sterza, guarda lontano e l’appoggia carezzandola d’esterno a pochi metri. I vent’anni netti di differenza non si sentono. Marco vede, capisce e porta a casa. Anche con umiltà, che non gli manca, si diventa grandi calciatori. 

La partita di Palestra contro il Milan

Da Estupinan a Saelemaekers. Dal 2 del Milan al nazionale belga. La Domus sostiene e freme per il difensore scuola Atalanta. Un suo recupero su Saelemaekers mette tutti in piedi. Classe, fisico e lettura. La rabbia giusta negli occhi, tra coraggio e ambizioni. L’Accademia internazionale di Assago è lontana. Marco Palestra, nove anni di coraggio e speranze. Adesso lo vorrebbero almeno cinque big straniere, in Italia Juve e Inter, anche se Marotta dice che «non è un nostro obiettivo», accelerano. In Sardegna è approdato in prestito secco. Per averlo Angelozzi ha sfidato, e vinto, il presidente. Marco a giugno saluta. «Rimarrà con noi, così come Caprile, sino a fine stagione», le parole del diesse Guido Angelozzi. Si vedrà. E magari nel frattempo Rino Gattuso se lo prende a corte. Ma adesso c’è da centrare l’obiettivo salvezza in terra sarda. Palestra guarda al presente, per il futuro c’è tempo. «Qui a Cagliari mi hanno accolto benissimo, sto al meglio. Pensiamo a conquistare quello che ci serve». Quando si ha il senso del proprio destino. RAMMARICO. E Pisacane? Il Cagliari mastica amaro, il suo allenatore anche. «Grandissimo primo tempo, però è difficile tenere per novanta minuti i ritmi di inizio partita. Il rammarico è non aver segnato, con squadre del genere se non sblocchi la gara poi paghi. E noi abbiamo pagato. Passo indietro? Solo se analizziamo il secondo tempo. Nel primo tempo ne abbiamo fatti due in avanti, viste anche le assenze. Non era facile». C’è spazio anche per un intervento pro arbitri, una perla rara di questi tempi: «Vanno aiutati, io penso sempre alla buona fede. E il tocco di braccio di Ricci non era rigore. Se avesse preso il pallone con il sinistro sarebbe stato diverso, ma così no…». Complimenti.  


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