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    “Ti entra nella testa”: i segreti di Pep raccontati da chi gli è stato più vicino

    Domènec Torrent ha condiviso con Guardiola gli anni irripetibili col Barcellona, il triennio con il Bayern e un paio di stagioni al City. E racconta alla Gazzetta perché “con lui il calcio è un’altra cosa”Anche Pep Guardiola ha avuto bisogno di un Tenzing Norgay per arrivare in cima all’Everest. Lo sherpa, lo scudiero, quello abituato a guardare le spalle del capo cordata durante la scalata. Schiarita, bufera, vento forte e nevicate: per lui fa lo stesso. Quando si parla dell’Everest ci si ricorda sempre di Edmund Hillary, l’alpinista neozelandese ad aver camminato per primo sul tetto del mondo. E invece accanto a lui c’era anche Tenzing Norgay, sherpa indo-nepalese. Domènec Torrent ha avuto un ruolo di questo tipo. Nell’ombra, dietro le quinte, un passo indietro a Pep. LEGGI TUTTO

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    E se si va ai rigori? Il piano di Inzaghi per un’Inter pronta

    La finale di Champions contro il Manchester City si prospetta una battaglia, ma i nerazzurri non sottovalutano l’eventualità di un pari al termine dei supplementari. E da questo dipendono tante scelteI più pessimisti sperano almeno di arrivarci a quel momento, i più emotivi preferirebbero evitarlo e con esso le conseguenti palpitazioni. I più freddi e concreti sanno invece che prima si deve passare da un purgatorio di (massimo) due ore sospeso tra un angelico Paradiso e un rovente inferno, ma che in caso di equilibrio sarebbe peccato mortale farsi trovare impreparati. E allora Simone Inzaghi si prenderà sicuramente del tempo da qui alla finale di Champions League per capire bene quanto peso dare alla possibilità di un verdetto dal dischetto e come ritoccare eventualmente la strategia di gara per avere valide carte da giocarsi ai rigori. Oltre a qualche esercizio in più in allenamento. LEGGI TUTTO

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    City-Inter: la guerra dei mondi. In finale di Champions due realtà opposte

    A Istanbul di fronte ricchezza e tradizione, una squadra di fuoriclasse contro una bacheca piena di trofei. La bilancia pende verso gli inglesi, ma Davide ha già battuto Golia… Sarebbe ingeneroso definirla la sfida di Davide a Golia, perché l’Inter ha vinto tre Coppe dei Campioni/Champions e il Manchester City nessuna, rappresenta la città italiana più moderna ed europea e perché, insomma, l’Inter è l’Inter: storia, tradizione, bacheca più ricca dell’avversario. Però. LEGGI TUTTO

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    Paolo Rossi: “Il mio pessimismo strategico e le ceneri di papà. Inzaghi bravo, ma usi il diaframma”

    L’attore, tifosissimo nerazzurro: “Non sento lo stesso palpito del 2010, ma forse dobbiamo ancora renderci conto di essere in finale. È bello fare la parte del Davide contro Golia. Il Milan? Non ho infierito dopo il derby, rispetto la sofferenza altrui” Torniamo indietro di un passo lungo 13 anni. “Se dovesse capitarmi qualcosa e l’Inter dovesse vincere la Champions, ricordati di portarmi un ricordo di quella serata”. LEGGI TUTTO

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    Ma tenere Allegri e pensare al bel gioco non è una contraddizione?

    La Juve ha giocato male e non ha vinto niente, è questa la realtà delle prime due stagioni dell’Allegri bis. Edulcorare i fatti non giova, anzi è dannosoMaurizio Scanavino, amministratore delegato della Juve, ha dettato le linee guida per la Juve che verrà: “Vogliamo ripartire con massima umiltà e totale autocritica per ritrovare risultati sul campo ed esprimere un gioco migliore rispetto agli ultimi tempi. Allegri non è mai stato in discussione, con lui c’è totale condivisione degli scenari futuri, dalla gestione della parte sportiva al mercato all’organizzazione all’interno del quadro economico-finanziario della società, ancora piuttosto complicato”. Tutto molto chiaro, ma la sequenza “gioco migliore”-“conferma di Allegri” ci sembra una dicotomia, le due cose paiono in contraddizione, come se una escludesse l’altra. Nel quadro di un’annata turbolenta, per non dire di peggio, va riconosciuto ad Allegri di aver tenuto insieme il gruppo e rabberciato un terzo posto sul campo – settimo di fatto, con la penalizzazione – e una semifinale di Europa League. Si è però avuta l’impressione di una Juve sempre in affanno e incapace di esprimere un gioco fluido e fluente, arroccata davanti a Szczesny e con il contropiede come soluzione principe. Non si può dimenticare che in autunno, prima dell’uragano plusvalenze, la Juve era stata umiliata nel girone di Champions League, ultima assieme al Maccabi Haifa, a undici punti dal Psg e dal Benfica. La Juve ha giocato male e non ha vinto niente, è questa la realtà delle prime due stagioni dell’Allegri bis. Edulcorare i fatti non giova, anzi è dannoso. Se alla Juve vincere è l’unica cosa che conta, allora la Juve di oggi non conta. LEGGI TUTTO