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    I numeri di Max: per Allegri lo scudetto non è una semplice equazione

    Alla vigilia dello scontro diretto con l’Atalanta, Allegri rispedisce al mittente – ovvero a Pioli – la cortesia di aver eletto la Juventus a favorita del campionato. «Non è mica un’equazione matematica: non è detto che chi non partecipa alle coppe sia per forza la candidata al titolo». Una risposta, a dire il vero, quasi telefonata, alla luce dei sempre minuziosi pronostici di inizio stagione da parte del tecnico bianconero. Senza tornare al dettaglio della quota di punti necessaria per il primo o per il quarto posto, infatti, il livornese da settimane va ripetendo che Inter, Milan e Napoli restano davanti alla Juventus e che l’obiettivo dei bianconeri dev’essere quello di tornare subito in Champions League. LEGGI TUTTO

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    LIVE Salernitana-Inter 0-0: si riparte, nessuna sostituzione all’intervallo

    Le scelte di inzaghi—  

    Arrivano conferme da Salerno, con l’allenatore dell’Inter che sceglie un turnover massiccio. Partiranno per la prima volta dal primo minuto sia Klaassen che Sanchez, più l’innesto di Carlos Augusto sulla sinistra. Nuove sensazioni, invece, per Bastoni, Mkhitaryan e Lautaro, che in stagione non erano mai partiti dalla panchina. Il 3-5-2: Sommer; Pavard, De Vrij, Acerbi; Dumfries, Klaassen, Calhanoglu, Barella, Carlos Augusto; Thuram, Sanchez. LEGGI TUTTO

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    Dall’Atalanta alla Juve all’ombra di Platini: Magrin, l’uomo che non voleva essere Le Roi

    Arrivò a Torino per sostituire Michel: il suo impatto finì travolto da una stagione sciagurata, poi con l’arrivo di Zoff uscì dal radar. Senza scrollarsi di dosso l’eredità più pesante 

    Ad un certo punto ci fu persino chi cominciò a chiamarlo con l’accento francese, Magrèn. E vabbè. Marino Magrin – veneto di Borso del Grappa – dignitosissimo centrocampista che legò il proprio nome alle sorti dell’Atalanta negli anni 80, ebbe la (s)ventura di capitare alla Juventus nell’anno sbagliato, zavorrato da una responsabilità che le sue strette spalle non poterono sopportare, per finire quindi incagliato in un equivoco che ne avrebbe per sempre segnato il ricordo, perché anche oggi – a trenta e passa anni di distanza – Magrin rimane come l’uomo che (non) voleva essere Platini.  LEGGI TUTTO