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    Dove si sono lasciati Paredes e la Juve. E come possono ritrovarsi

    Era il regista puro che voleva Allegri, le aspettative erano enormi, poi il rendimento non all’altezza e l’uscita dalla Champions che lo ha messo definitivamente in discussione L’estate scorsa Max Allegri voleva un regista di centrocampo. Dopo Miralem Pjanic (che aveva raccolto l’eredità di Andrea Pirlo) la Juve non ne ha mai avuto uno così esperto: il tecnico lo ha rappresentato come uno dei principali problemi da risolvere. Il nome di Leandro Paredes metteva d’accordo un po’ tutti, e non voleva essere una bocciatura per Manuel Locatelli (che sarebbe stato utilizzato più come mezzala) ma un passo indietro rispetto alla decisione di mettere al centro del gioco un giovane alle prime armi: LEGGI TUTTO

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    Castagner, un innovatore in anticipo sui tempi

    Ha lasciato una traccia profonda nella storia del calcio italiano: non solo l’allenatore del Perugia dei miracoli ma uno dei tecnici più ricercati negli Anni 70 e 80Era un uomo pacato, uno stratega raffinatissimo, il primo – e oggi gli va riconosciuto – a studiare gli schemi del basket e a tradurli in un campo di calcio. Per molti versi un precursore, un allenatore intelligente e capace – con l’idea di gioco offensivo – di anticipare i tempi. Ilario Castagner – che se n’è andato oggi a 82 anni – ha lasciato nella storia del calcio italiano una traccia allo stesso tempo profonda – per quanto fatto – e delicata, perché l’uomo era così, poco propenso ad autoincensarsi, più incline all’ascolto e all’analisi. LEGGI TUTTO

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    Oggi sfida l’Inter, domani può sposarla: viaggio nel mondo del Tucu Pereyra

    Dall’infanzia povera alle proteste della madre, dalla vendita dei limoni a Esnaider che lo scopre, dall’avventura alla Juve al pentimento: chi è l’osservato speciale di staseraDa Juan Bautista Alberdi e San Miguel, per un’oretta abbondante di auto tra campi e prati verdi, quando la stagione lo permette. Sono 109 i chilometri che dividono un Tucu dall’altro, la città natale di Joaquin Correa da quella di Roberto Pereyra. Stessa nazionalità, stessa provincia argentina, quella che di fatto dà origine al soprannome con cui entrambi vengono chiamati. L’attaccante dell’Inter non farà parte della sfida all’Udinese, ma i due si sono già affrontati una manciata di volte – sempre in Italia – e hanno condiviso una convocazione con la Seleccion nel settembre del 2019. Oltre a questo, in comune potrebbero avere proprio i colori nerazzurri: il 32enne in forza ai friulani è a fine contratto e il club di viale della Liberazione sta valutando se affondare il colpo per il capitano di Andrea Sottil, prossimo avversario in campionato. LEGGI TUTTO

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    Marchisio: “Vi racconto Torino, la Russia, James Bond. La Juve? Qualcosa cambierà”

    L’ex centrocampista della Juve si apre a Sportkweek: “A San Pietroburgo ho conosciuto gente splendida che mai avrebbe voluto la guerra. Le mie scelte nella vita? Mi hanno aiutato i libri”Francesco Maletto Cazzullo18 febbraio
    – Milano Claudio Marchisio non è stato solo un fenomenale centrocampista della Juventus, ma è anche un torinese doc. Quando parla della sua città si infervora: sorride, si arrabbia, si commuove. L’amore e la passione per la terra dove è cresciuto quasi si toccano con mano, tanto che ha voluto rivelarci i suoi posti del cuore. E questo orgoglio, la rivendicazione delle radici, è anche il suo modo di reagire alla crisi che la Juve sta attraversando. LEGGI TUTTO