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    “Vanoli non si tocca. Sono i giocatori del Toro a dover dare di più”

    Lo spartiacque della stagione è stato l’infortunio di Zapata: la rosa attuale, priva del colombiano, ha risorse tecniche e un grado di personalità tali da pensare a una pronta reazione? 
    “Parliamo di uno tra i pochi centravanti in Italia in grado di fare reparto da solo. Evidentemente c’è un Toro, forte, con Zapata al centro dell’attacco, e uno più modesto privo di Duvan. Anche perché in estate sono andati via tre giocatori che avevano un peso tecnico e morale molto importante: mi riferisco a Buongiorno che cuciva la difesa, a Bellanova che sfornava assist in serie, e pure a Rodriguez che aveva un ruolo decisivo in campo e dentro lo spogliatoio. Il contraccolpo, pur tremendo, era stato in qualche modo assorbito anche perché l’inizio di campionato è particolare, con risultati spesso sorprendenti”.
    La cessione di Bellanova, soprattutto per i modi nei quali si è concretizzata, ha aumentato la già intensa contestazione nei confronti di Cairo. È maturo il tempo perché metta in vendita la società? 
    “Sono nel calcio da tanti decenni, e posso dire che una contestazione simile non l’avevo mai vista. Mi riferisco in particolare alla durata. Il quadro è pesante, e penso che a questo punto rimanere in sella sia molto difficile e sicuramente scomodo. Cairo è maestro nel farsi scivolare addosso le cose, ma adesso credo che la situazione stia diventando non più sopportabile anche per lui. Si è vociferato di un interesse della Red Bull, ma per me sarà un fondo, a rilevare il Torino”.
    Vanoli è l’allenatore giusto, in tale frangente? 
    “È perfetto, è da Toro per gavetta e per sentimento. Viene dalla B come Giagnoni e Radice e ha il trasporto e l’umanità di un Mondonico. Vanoli ha capacità, ma il punto è che la squadra lo deve seguire. Sono i calciatori, che devono tirare fuori la rabbia, la voglia di fare e una buona dose di coraggio. Qualità che ultimamente non hanno espresso. Alcuni si sono seduti sugli allori”.
    A chi si riferisce?
    “Ricci mi dà l’idea di essersi un po’ accontentato: potrebbe dare di più, e invece è come se si stesse dicendo: ‘Va beh, tanto io sono bravo lo stesso’. La società sarà contenta del valore economico del cartellino che sale, e dell’interesse dei grandi club sul ragazzo, ma questo non so se stia aiutando la maturazione di Ricci. Un giocatore della Nazionale dovrebbe essere padrone del centrocampo, dovrebbe prendere in mano la squadra, lanciare, verticalizzare, tirare, e invece troppe volte Samuele si limita al compitino. Prenda da Barella, il quale ha un’intensità nella partita che ancora Ricci non ha. Ilic ha colpi, ma anche da lui è lecito aspettarsi di più. E poi va trovata una quadra alla voce Vlasic: lo vedo bene a ridosso di una punta, in modo tale da irrobustire il centrocampo. Da mezzala avanzata e con due punte, aiuta poco in ripiegamento. Poi c’è Sanabria che sta faticando, ma gli stanno anche arrivando davvero pochi palloni interessanti. In Adams credo, per quanto stia patendo l’assenza di un compagno di reparto con cui si trovava a meraviglia come Zapata”. 
    Quanti granata, allo stato dell’arte, possono assumere il ruolo di leader?
    “Non ne vado. Per un po’ l’ha fatto Linetty, ma dopo qualche complimento pure lui, come Ricci, si è afflosciato. Il problema del Toro non è certo Vanoli: mi arrabbio quando si parla di esonero perché a mancare a monte è stato l’impegno della società, a valle l’apporto dei giocatori. Non oso immaginare come abbia preso il tecnico l’uscita di Bellanova. Sportivamente parlando una partenza drammatica, per questo Torino. La sua cessione, chissà, potrebbe anche essere un residuo dell’operazione che ha portato Zapata al Torino, ma non Buongiorno all’Atalanta”.
    Dal mercato di gennaio cosa si aspetta? 
    “Posso dire cosa serve: un difensore centrale, un esterno e un centravanti come minimo. Poi una soluzione in più a centrocampo, anche per mettere un po’ di pepe a Ricci, Ilic e Linetty, male non farebbe. E dico questo pur tenendo conto del mio gradimento per Gineitis”.
    La prossima gara contro il Monza è l’incrocio migliore per ripartire?
    “Sarà una partita da affrontare con pazienza, senza volerla sbloccare subito. Da una crisi si esce con calma: vincere sarà importante tanto quanto non perdere…”.  LEGGI TUTTO

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    Torino, Vanoli perde Ilic e Sosa: l’esito degli esami strumentali

    Non arrivano buone notizie dall’infermeria per il Torino di Paolo Vanoli. I granata perdono infatti due elementi importanti in vista della gara di domani contro il Cagliari, che si giocherà all’Unipol Domus a partire dalle ore 18. Il Toro dovrà infatti fare a meno sia di Ivan Ilic che di Borna Sosa: entrambi nelle scorse ore hanno sostenuto gli esami strumentali. Due stop che si protrarrano per un lasso di tempo ancora da definire.
    Torino, Ilic e Sosa infortunati: l’esito degli esami
    Lo aveva anticipato Vanoli nella conferenza stampa pre gara: Ilic e Sosa out, oltre al febbricitante Tameze. Ora sono arrivati anche i responsi dagli esami strumentali. Questa la nota diramata dal Torino attraverso i propri canali ufficiali: “Gli accertamenti strumentali cui è stato sottoposto Ivan Ilic hanno evidenziato una lesione focale al tendine del bicipite femorale sinistro. Esami anche per Borna Sosa: per l’esterno croato lesione miotendinea di secondo grado al vasto mediale sinistro”. Si allunga la lista degli assenti dunque, in aggiunta al lungodegente Zapata. LEGGI TUTTO

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    Allarme Toro: Zapata, limiti e ko. Serve solidità, ma la società?

    TORINO – Il buco nero per il Toro ha un nome e non c’è bisogno di aver letto i libri di Stephen Hawking per comprendere che si chiama Zapata. In un secondo, quel maledetto secondo che alla fine della partita ha inghiottito in un colpo solo il suo ginocchio sinistro e il 30% della forza e delle potenzialità del Torino, un terremoto si è abbattuto sulle speranze, sulle ambizioni, sulle prospettive, sulla solidità e sui destini della squadra di Vanoli. Ceduto Buongiorno, che per i granata rappresentava un leader universale, e venduto anche Bellanova, il miglior produttore di pericoli e assist della scorsa stagione, era rimasto il colombiano a trascinare i compagni con i suoi movimenti a tutto campo, con il suo alto indice di aggressività e con i suoi gol (3 in campionato più uno in Coppa Italia, dopo la dozzina di reti della scorsa stagione), e a rappresentare un punto di riferimento fondamentale nello spogliatoio, con la sua personalità. Fine: in un istante tutto è andato in fumo, è evaporato.
    L’infortunio di Zapata
    E, in attesa delle sentenze mediche ufficiali, fin d’ora la prospettiva di dover rinunciare a Zapata per tutta la stagione assume davvero i contorni di un buco nero, all’interno del quale si è dissolto improvvisamente tutto un mondo. «Puntiamo all’Europa», avevano già detto più giocatori. Puntare all’Europa, provarci, era anche il vademecum emerso dalle discussioni di inizio stagione tra Cairo, Vagnati e Vanoli. E il brillante inizio di campionato aveva persino sfornato, una tantum, quel 1° posto in solitudine alla 5ª giornata: un viatico, ma pure un piedistallo concreto per la lievitazione delle ambizioni. Invece, adesso… Mettiamo i fattori in fila: 1) data la voragine che si è aperta in attacco (e vediamo anche se Adams continuerà così spesso a segnare, senza i movimenti scardina-difese di Duvan); 2) dato il processo di sgonfiamento del soufflé uscito dal forno a settembre (3 ko di fila, considerando anche l’eliminazione dalla Coppa Italia); 3) dati i preesistenti limiti strutturali della rosa in specie in difesa e sulle fasce; 4) e dato pure il contesto (l’esordiente Vanoli con al fianco una società scheletrica e globalmente non all’altezza), non si può escludere a priori, purtroppo, il rischio, l’incubo che questa squadra tra qualche mese si ritrovi risucchiata nelle parti mediobasse della classifica.
    Alludiamo al pericolo del dissolvimento della fiducia, della scomposizione dell’unità di gruppo e di uno scollamento rispetto alla rivoluzione tattica e di mentalità propugnata da Vanoli: non sia mai! Ma i pericoli vanno compresi e affrontati, per prevenirli: e un allenatore va coadiuvato e difeso anche aiutandolo a sbagliare il meno possibile. Mentre i giocatori non vanno soltanto motivati, ma anche rimessi dentro a un recinto quando deragliano nei comportamenti, nello spirito di sacrificio, nell’attaccamento. Tra l’altro: quel richiamo lanciato da Vanoli alla vigilia di San Siro proprio quanto ai comportamenti, agli stili di vita e all’impegno in allenamento ci aveva già fatto pensare, e parecchio.
    I prossimi impegni in campionato
    Per la tranquillità di tutti, meglio bloccare subito l’emorragia e fare punti alla ripresa del campionato sia a Cagliari, sia dopo col Como. I 3 ko di fila sono arrivati sotto una mole di reti incassate (8; e già 11 sono i gol presi in 7 giornate). Questa squadra, così indebolita in difesa (non dimentichiamo anche l’uscita di scena dell’ex capitano Rodriguez, non sostituito da un braccetto di ruolo per il centrosinistra), ha già ampiamente dimostrato di ballare troppo (nessun’altra formazione ha subito più tiri nello specchio) e di andare troppo spesso per merenda sia nelle cosiddette transizioni difensive, sia nelle marcature (a Milano il non plus ultra in negativo, sui 3 gol dell’Inter). Non abbiamo compreso appieno i ripetuti cambiamenti dell’assetto difensivo nelle scelte dei titolari e lo spostamento forzato negli ultimi tempi di Coco da centrale a braccetto: la fase difensiva appariva più solida a inizio stagione. E la mediocrità delle fasce, tra fragilità difensive e scarso apporto alla manovra offensiva, rappresentano un altro limite strutturale imputabile a Cairo e al suo organico dt.
    Vagnati, intanto, scalda, cura, protegge, accresce l’attaccamento dei giocatori (e il fegato dei tifosi) andando in tv a dire che li prende con l’idea di venderli a una squadra più importante magari anche già l’anno dopo: «Così ho convinto Adams», mentre Ricci ormai è diventato così bravo da poter giocare «con qualsiasi allenatore in qualsiasi squadra». Un vilipendio sportivo, storico, strategico, sentimentale e morale. Cairo, contestatissimo, non si vede allo stadio da maggio e non sappiamo che presa reale abbia sulla squadra. Vagnati, con le sue qualità ma anche con i suoi limiti oggettivi, è l’unico vero assistente dirigenziale di Vanoli (il vicedt Moretti sta un passo indietro), nonché l’unico preside per la scolaresca dello spogliatoio. Con Cairo, da sempre, le debolezze della squadra sono amplificate dalle debolezze societarie. Quando le cose vanno benino, gli allenatori si illudono a turno di coprire loro stessi le latitanze e le omissioni della società. Quando invece le cose vanno male per lungo tempo, o ci lasciano le penne oppure devono compiere imprese per portare la barca in salvo. E questo lo dicono i fatti, la storia, i campionati, i 19 anni di Cairo. Se anche il destino fosse arrabbiato con lui, non avrebbe potuto colpirlo meglio a ‘sto giro: ficcando Zapata in un buco nero, ha levato al presidente e al suo dt un mare di alibi, di pretese e di scudi protettivi. I nodi, e il solito pettine. LEGGI TUTTO

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    Toro, i problemi da superare: gioco, coperta corta e gol finali

    Vanoli e le scelte di formazione
    «Ci è dispiaciuto molto, moltissimo», ha detto un Vanoli realmente sincero e abbacchiato. Nessun dubbio. Purtroppo il tecnico si deve essere illuso che la squadra avrebbe saputo reggere anche un turnover così ampio tra centrocampo, attacco e fasce laterali in diversi ruoli chiave, poi diventati subito troppi: un boomerang, appunto. Col senno di poi, sarebbe stato decisamente meglio partire con almeno uno a centrocampo tra Ricci e Ilic, così da mantenere un minimo sindacale di qualità nella costruzione, nell’inventiva. E, in attacco, con Zapata (o Sanabria) subito titolare, al fianco di Adams. Prefigurando, cioè, un turnover al contrario, a posteriori nella ripresa, riducendo al minimo gli azzardi iniziali, almeno sulla carta. In cuor suo, in ovvia buona fede, Vanoli era evidentemente convinto che contro un Empoli lui sì “super-turnoverizzato” potessero andar bene anche i Pedersen, i Linetty, i Tameze e i Karamoh schierati tutti insieme in un colpo solo. Invece si è ritrovato sotto di un gol fino al 75’ in coda a un grigiore nella manovra senza cambi di ritmo e squilli fino all’ingresso di Ricci e del sorprendente baby Njie, oltre a quello di Zapata. In generale, dopo la partita, Vanoli ha ammesso «i problemi da risolvere», «i tanti miglioramenti sotto vari aspetti da compiere».
    Vanoli: “Cosa ci è mancato nel primo tempo”
    Ha detto per esempio: «Nel primo tempo è mancato il ritmo di gioco, che è determinante se vuoi diventare padrone della partita (un problema strutturale già con Juric, ndr). Sono mancate le giocate semplici e veloci, ma anche la pazienza. È prima di tutto un fatto di mentalità, di crescita. Con i centrocampisti abbiamo avuto poca personalità nel guardare avanti». E poi, quando in conferenza gli hanno sottolineato la modesta cifra tecnica di troppe riserve in rosa, a cominciare da Karamoh e Pedersen: «Non sono d’accordo, ma voglio di più perché ci sono giocatori che possono dare di più. La stagione sarà lunghissima: servono 22 giocatori, non solo 11. Ho anche bisogno di vedere lo spirito giusto, quello che ha mostrato Njie quando è entrato»: l’ex Primavera 19enne, che ha davvero sorpreso tutti per doti tecniche offensive, atletismo, dribbling, fame e grinta nei recuperi. E l’ennesimo flop di Karamoh? «Deve migliorare nei dialoghi in attacco, è vero. Ma è anche giusto sfruttare tutti e motivarli, dando loro le stesse opportunità. È stato tutto il contesto del primo tempo che ci ha visto andare troppo lenti. Nel secondo anche Pedersen è migliorato. Però è vero che quando dobbiamo fare la partita, come si è visto anche con il Lecce (0 a 0 senza un tiro nello specchio, ndr), non siamo bravi a trovare il buco giusto».
    I problemi in difesa
    E nella fase difensiva? «Dobbiamo aiutarci di più se un compagno viene saltato, bisogna prevederlo nei movimenti sul campo, non siamo ancora bravi in questo». E sul gol di Haas al 90’ da angolo, con Linetty e Dembelé spettatori: «Sulle palle inattive è già il 2° gol che prendiamo, era successo anche a Verona. Bisogna essere più cattivi, sono tutti dettagli e meccanismi da migliorare. Come le reti incassate a fine partita», un altro buco nero che tante volte inghiottì Juric: già 4, considerando le 2 pere ingurgitate a San Siro, il 2° gol del Verona e appunto quello dell’Empoli. Pedersen non sarà mai Bellanova, e bisogna dire grazie a Cairo: mai dimenticarlo. A centrocampo, rinunciare a Ricci ci pare esiziale (meglio se con dentro anche Ilic).
    Sulle fasce, al momento non si può sperare di meglio se non dalla coppia Lazaro-Sosa, augurandoci però che il croato cresca negli affondi. E in attacco soltanto Sanabria (ma se è in vena e non capita sempre, anzi) ci pare all’altezza di sostituire temporaneamente Adams (Zapata, invece, è intoccabile per capacità e potere trascinante: però ha 33 anni e va gestito per i ben noti affaticamenti muscolari). Il Torino ha 2 o 3 giocatori di qualità superiore, 12 o 13 più o meno catalogabili in una medesima categoria, e poi fine: la cifra tecnica crolla e la personalità lascia a desiderare. Cairo è solito pretendere l’Europa, dai suoi allenatori. Pretendesse anche tutti i rinforzi necessari da se stesso, una buona volta! P.s.: se lo ricorda di aver venduto anche un leader per il Toro quasi universale come Buongiorno, vero? LEGGI TUTTO

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    Diretta Torino-Lecce ore 15: dove vederla in tv, in streaming e probabili formazioni

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    Dove vedere Torino-Lecce: streaming e diretta tv
    L’incontro tra le formazioni di Vanoli e Gotti è in programma domenica 15 settembre alle ore 15 presso lo Stadio Olimpico Grande Torino. L’evento sarà trasmesso in diretta streaming sulla piattaforma Dazn e in tv sul canale Sky Zona Dazn 2 (215).
    Segui la diretta di Torino-Lecce su Tuttosport.com
    Torino-Lecce: le probabili formazioni
    TORINO (3-5-2): Milinkovic-Savic; Masina, Coco, Vojvoda; Lazaro, Ilic, Linetty, Ricci, Pedersen; Zapata, Adams. Allenatore: Vanoli.
    A disposizione: Paleari, Donnarumma, Walukiewicz, Maripan, Bianay Balcot, Sosa, Dembelé, Tameze, Gineitis, Ciammaglichella, Karamoh, Sanabria, Njie. 
    Indisponibili: Schuurs, Vlasic.
    Squalificati: nessuno.
    Diffidati: nessuno.
    LECCE (4-2-3-1): Falcone; Gallo, Baschirotto, Gaspar, Guilbert; Pierret, Ramadani; Morente, Oudin, Pierotti, Krstovic. Allenatore: Gotti.
    A disposizione: Fruchtl, Samooja, Borbei, Pelmard, Jean, Bonifazi, Berisha, Rafia, Coulibaly, Marchwinski, Helgason, McJannet, Rebic.
    Indisponibili: Banda, Kaba, Sansone.
    Squalificati: Dorgu.
    Diffidati: nessuno.
    Arbitro: Colombo (Como). Assistenti: Mastrodonato-Di Giacinto. Quarto Ufficiale: Rutella. Var: Guida. Ass.Var: Paganessi. LEGGI TUTTO

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    Vanoli: “Il Toro è magia e storia. Sogno di finire la carriera allenando l’Italia”

    “Il Toro rappresenta la storia del nostro mondo calcistico, io sono veramente orgoglioso di poterla rappresentare, è una responsabilità veramente importante. Essere qui vuol dire questo”.
    Ad accoglierlo è l’eredità lasciata dall’ex allenatore Juric. Per Vanoli, però, non c’è nessun problema, anzi: “Non sono abituato a confrontarmi ai miei colleghi. Sicuramente, come ho detto, ho trovato una cultura del lavoro molto importante. Ora i giocatori devono capire velocemente quelle che sono le mie idee, che possono essere diverse da allenatore ad allenatore”.
    Tra bel calcio e l’esordio in Serie A, nessun timore: “Noi dobbiamo cercare la pressione, se vogliamo migliorarla. Chi ha la mentalità giusta, la pressione la va a cercare. È il bello di voler alzare l’asticella, per me fa parte di una mentalità vincente. Voglio ricercare la perfezione, il dettaglio, qualche cosa in più che ti porta ad arrivare a un obiettivo forte. È un processo di step. Grazie alla grande esperienza di gavetta che ho avuto, sono riuscito a imparare queste cose”.
    “Il calcio per me è una grossa passione. A volte mi vergogno un po’ del mio atteggiamento in campo – aggiunge l’allenatore -, perché la passione mi porta ad andare oltre, ma voglio che il mio giocatore sia un appassionato. Voglio che il mio giocatore capisca il perché di quello che chiedo. Mi piacciono le responsabilità forti e le sfide”.
    Zapata capitano, il tempo e la pazienza
    Dopo la battuta del presidente Cairo su Zapata capitano, Vanoli ufficializza l’investitura del colombiano: “Sì, sarà lui il mio capitano. Di certo sono contento che i tifosi appoggino questo, anche se io non mi baso sui sondaggi. L’ho scelto perchè rappresenta i valori di questo club, ha l’esperienza giusta e anche per lui è arrivato il momento di responsabilizzarsi. Penso abbia tutte le qualità per rappresentare al meglio il club e i compagni. Con questo non dimentichiamoci che all’interno di uno spogliatoio ci possono essere anche altri leader. Però Duvan si è meritato questa fascia”.
    Ma c’è ancora bisogno di tempo e pazienza: “È un progetto iniziato da 15 giorni, sicuramente oggi sul campo insisto sulle mie idee. Mi riferisco anche al fatto di capire cosa fare quando si ha il pallone tra i piedi. Una cosa che secondo me è importante per far capire ai giocatori che certe volte pensano di fare delle cose giuste, e invece non le fanno. La tecnologia bisogna sfruttarla, chiedo scusa ai tifosi per averli fatti aspettare, ma penso che oggi questo processo per me sia molto importante”.
    Sul rapporto con la tifoseria e gli obiettivi di calciomercato: “Ringrazio i tifosi per come mi hanno accolto, è stato fantastico. Il Filadelfia è la storia, è un onore allenarci lì e so cosa vuol dire. Per quanto riguarda il calciomercato, con la società parlo di caratteristiche e di profili. Poi sono in una società evoluta e aggiornata, il direttore ha dei profili che valuta avendo presenti quelle caratteristiche. Parliamo di questi profili insieme e poi è chiaro che se tra questi c’è qualcuno che conosco, indico la preferenza”. Per Schuurs c’è ancora da attendere: “Ho detto a Perr di andare un po’ in vacanza. E’ un ragazzo giovane e con quello che sta passando deve riposare un po’, sono anche una persona e guardo anche a questo. Deve staccare e stare vicino ai suoi. Quando rientrerà, decideremo quale sarà il suo percorso”.
    Il Grande Torino, Superga e il sogno Italia
    Una delle prime tappe di Vanoli è stata Superga: “Io sono stato un ex giocatore. Quando ho iniziato a fare questo lavoro, tutti mi parlavano del Grande Torino e di questo posto così magico. Quando vado a lavorare in un club, voglio capirne la storia, quindi la prima cosa che ho chiesto era quella di andare, insieme al mio staff, a capire cosa voleva dire Superga. Devo dire che, quando sono arrivato in quel posto, mi ha trasferito una sensazione incredibile, con la fortuna di avere anche un addetto stampa che mi ha raccontato per filo e per segno tanti aneddoti”. 
    Una carriera che raggiunge il suo apice proprio con il Toro, con un solo sogno: “I tanti anni di gavetta che ho fatto mi hanno aiutato tanto, e quando scelgo un collaboratore, so benissimo cosa serve e posso insegnargli quale errore non fare. Il mio sogno? Finire il percorso in Nazionale. Avendo fatto otto anni nelle nazionali ho conosciuto i migliori giovani in Italia; il mio desiderio sarebbe quello di chiudere il cerchio in Nazionale. Nel mio percorso, ho conosciuto allenatori e direttori importanti che mi hanno fatto capire l’importanza della maniacalità”.
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    Toro-Vanoli, si parte così: l’Europa come missione

    TORINO – Definirlo un obbligo sarebbe una forzatura, sotto alcuni aspetti anche un po’ ingenerosa. Per cui la parola giusta non ci pare questa. Missione: ecco, missione può essere un termine più appropriato. Rende il senso, esprime l’intenzione e la tensione, ma consente anche un margine di movimento meno ristretto, meno soffocante nella categoria del tempo, se non dello spazio. E Paolo Vanoli vuole dimostrare di avere grandi pure i polmoni, non solo le spalle. Da oggi comincerà ufficialmente il ciclo in granata: si attende l’annuncio (poi, lunedì, il sopralluogo al Fila: resterà a Torino per un paio di giorni). Tutto pronto: accordo biennale fino al 2026, con opzione al favore del club per il prolungamento di 12 mesi. Stipendio da un milione abbondante netto (350 mila euro in più rispetto a Venezia), con premi variegati tra la qualificazione a una Coppa europea e la vittoria della Coppa Italia.
    Toro: Vanoli per tornare in Europa
    Finora, in 19 anni di Cairo, si sono mandate a memoria due qualificazioni oltreconfine, nel 2014 per via del dissesto parmigiano (ottavi di Europa League) e nel 2019 (post stop internazionale del Milan) con mancato superamento della finale playoff sempre di Europa League. Quest’anno il Toro ci è andato vicino, sarebbe stato di nuovo per grazia ricevuta, ma stavolta con oggettivi meriti sportivi legati all’allineamento dei pianeti, mai così tante squadre italiane nelle Coppe: sarebbe bastato che la Fiorentina avesse vinto la Conference per lasciare il posto nella terza competizione europea ai granata, noni in A.
    Si odono solo i ripianti: gli 0 a 0 in casa contro Verona e Salernitana, o a Frosinone, o la sconfitta di Empoli. È l’eredità in chiaroscuro di Ivan Juric: un gran lavoro di semina e crescita in 3 anni tra plusvalenze e clean sheet, il friccicore della prima stagione, quindi la transizione sulla linea di galleggiamento, infine le enormi contraddizioni dell’ultimo anno, ivi compresa la crescente incomunicabilità (eufemismo) con il mondo del tifosi. Paolo Vanoli, 51 anni, 3 in più di Ivan, porterà di sicuro una ventata di novità. Già lo ha fatto in forma indiretta per settimane, mesi, fin da quando è diventato di dominio pubblico l’interesse del Torino per lui (la rivelazione su queste colonne a metà gennaio), sino all’accelerata dell’ultimo mese (accordi trovati prim’ancora che cominciassero i playoff con il Venezia. Anche in laguna aveva un contratto sino al 2026).
    Comunicato della società neopromossa in A, ieri mattina: “Il Venezia comunica di aver raggiunto l’accordo per la risoluzione consensuale del contratto di Paolo Vanoli. Il Venezia ringrazia con affetto Paolo Vanoli, e tutto il suo staff, per i risultati ottenuti con la prima squadra, con la quale ha raggiunto i playoff di Serie B nella sua prima stagione dopo una fantastica rimonta e ha ottenuto nel campionato seguente una promozione in Serie A che resterà nella storia del club. Grazie al suo temperamento ed alla sua professionalità, Vanoli ha saputo incarnare lo spirito del Venezia, valorizzando la rosa e contribuendo in maniera decisiva alla creazione del forte legame tra il club e la tifoseria arancioneroverde. Buona fortuna, mister”.
    Allievo di Sacchi e vice di Conte: chi è Vanoli
    Da oggi, dunque, il Torino potrà svelare urbi et orbi l’ultimo segreto di Pulcinella, con la ceralacca del notaio. Vanoli arriva motivato in modo superiore alla media, fin dai primi momenti del corteggiamento di Vagnati aveva reagito con entusiasmo, a Venezia poi ha continuato a fare il suo per raggiungere la A, ma in ogni caso il richiamo del Torino aveva già da tempo fatto breccia. Arriverà carico a pallettoni, come si dice, e desideroso di mettere piede nel mondo granata con buone dosi di encomiabile umiltà. Dovrà anche imparare: la sensibilità dei tifosi e la fame che sentono a morsi da decenni. Qui si tratta innanzi tutto di allungare mani. E Vanoli è tutto fuorché una persona miope o presuntuosa: siamo convinti che non sbaglierà le mosse di avvicinamento. Arriva stramotivato, ma anche con l’etichetta di pupillo di Vagnati.
    Perché il suo approdo è figlio della stima nutrita per lui dal dt. Cairo si è convinto strada facendo. Poteva, può preoccuparlo l’inesperienza del tecnico in A (debutterà col Toro), ma conosce bene il suo percorso vincente: 7 anni da allievo di Sacchi come ct o vice ct di tutte le nazionali giovanili (due volte vicecampione d’Europa) fino alla collaborazione con Ventura in azzurro, poi vice di Conte al Chelsea e all’Inter (una Coppa d’Inghilterra e uno scudetto), quindi il lavoro da primo allenatore: la Coppa di Russia vinta con lo Spartak Mosca e il biennio straordinario di Venezia. Ha le stigmate di un tecnico ancora giovane e in ascesa da anni. Quanto rampante e quanto capace di digerire i tempi e i modi del cairismo, invece, lo si vedrà man mano. Cairo chiede al suo ciclo quella benedetta Europa, già un po’ leggendaria come il Robaldo. Vanoli ci spera. Ma poi dipenderà pur sempre da che rosa gli daranno. E pure quando. E da quanti talenti alla Buongiorno gli leveranno da sotto i piedi. In bocca al lupo, insomma. LEGGI TUTTO

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    Cremonese-Venezia: 1° round per la A

    TORINO – Tutto pronto, in uno “Zini “esaurito, per la finale d’andata dei playoff di B, Cremonese-Venezia, fischio d’inizio alle 20.30. Sfida che s’annuncia incerta ma con gli ospiti che, in virtù del miglior piazzamento in campionato, salgono in Serie A anche con due pareggi (nella gara di ritorno, prevista il 2 giugno dunque, non vi saranno supplementari ed eventualmente rigori, se c’è equilibrio fra le due squadre, vanno in A gli arancioneroverdi che hanno chiuso la stagione regolare al terzo posto contro il quarto della Cremonese). Dunque, i lombardi di Stroppa sono chiamati a vincere la gara d’andata per levare al Venezia il vantaggio regolamentare. Ciò potrebbe accadere? Perché no. La Cremonese che s’è qualificata per la finale, tritando il Catanzaro 4-1 nella semifinale di ritorno (dopo il 2-2 dell’andata), ha i. mezzi per battere anche il Venezia che però resta la più forte delle partecipanti ai playoff e che è giunta in finale dopo aver superato due volte il Palermo (0-1 al Barbera, 2-1 al Penzo), partite dove gli arancioneroverdi hanno giocato senza dover mettere in campo tutto il loro potenziale e che invece si dovrebbe vedere stasera. Pohjanpalo ad esempio, capo cannoniere della B con 22 reti, non ha ancora segnato nei playoff, sarà interessante il confronto con Coda, lo storico bomber della B, finora in stagione 18 reti complessive per la Cremonese. Tuttavia, potrebbe uscirne una partita piuttosto tattica, con le squadre schierate “a specchio” , entrambe secondo il 3-5-2, modulo di riferimento da sempre per Stroppa (e con quale è già salito in A con Crotone e Monza), il prevalente per Vanoli che lo sviluppa soprattutto col gran lavoro sulle fasce degli italiani Candela e Zampano (gli altri nove, di solito, sono tutti stranieri). A giochi fatti, poi, ci sarà da vedere che ne sarà delle due squadre. Il Venezia deve risolvere certe beghe economiche che pesano sul futuro societario, al punto da metterne a rischio l’iscrizione, qualsiasi sia la categoria. Da mesi Nienderauer, il patron statunitense degli arancioneroverdi, rassicura tutti, garantisce che, da ex ad e presidente della Borsa di New York, troverà i soci in grado di acquistare il 40% del club e fornire il cash necessario ad iscriversi. Però è da qualche mese che dà per imminente l’ingresso di nuovi capitali e la situazione resta sempre la stessa, il Venezia ha una pesante situazione debitoria (anche e soprattutto coi fornitori) e non ha ricevuto penalizzazioni durante il campionato, soltanto perché ha sempre trovato le risorse per pagare regolarmente gli stipendi (come a gennaio, quando proprio alla Cremonese vendette il fantasista norvegese Johnsen, cessione utile a dare ossigeno alle casse arancioneroverdi, senza rinforzare troppo un’avversaria, considerato il contributo molto ridotto che ha dato Johnsen in grigiorosso, oggi non convocato per un affaticamento muscolare). La Cremonese invece, riportata in auge da patron Arvedi, il re dell’acciaio italiano, ha una solidità economica innegabile, sarebbe interessante vedere come affronterebbe la A, visto che vi ritornerebbe dopo un solo anno e stavolta ci sarebbe da affrontare la massima categoria con un atteggiamento diverso dall’ultima esperienza, dove con Max Alvini in panchina, piaceva per quel che mostrava ma raccoglieva troppo poco. Il lavoro fatto da Stroppa, tuttavia, potrebbe portare a proporre in A una squadra stavolta più concreta. Poi il fatto stesso che il confronto avvenga sui 180’, potrebbe produrre una gara tattica, con un certo timore da parte di entrambe nell’affondare i colpi perché chi perde l’andata rischia di compromettere la gara di ritorno. Il Venezia resta indubbiamente più forte. Però la Cremonese ha una sua solidità e ha chiuso il campionato con la miglior difesa, di gran lunga la meno perforata (32 gol subiti e una differenze reti di +18) mentre il Venezia resta la squadra col migliore attacco del campionato (69 reti segnate e una differenza gol di +23). Valori che dimostrano come la differenza fra i due club è veramente minima, può bastare un episodio a fare la differenza. LEGGI TUTTO